Il paradosso dell’home staging

Ho passato diverso tempo a riflettere su cosa sarebbe utile fare per supportare chi offre il servizio di home staging in Italia.

Ho letto tantissimi documenti, blog, siti che si occupano di home staging negli USA e in Francia e mi sono interrogato su come debba essere considerato: una professione, una competenza, uno strumento di marketing?

Troppe domande e troppe considerazioni da fare per dare la risposta giusta. Ma una cosa inaspettata mi ha illuminato …

Durante la prima convention europea, organizzata dalla IAHSP, mi son ritrovato a parlare con Barb Schwarz, sì proprio lei! L’inventrice dell’home staging… WOW!

Mi ha raccontato di come tutto ha avuto inizio. Di quando era una giovane agente immobiliare con l’ossessione delle case perfette e di come questa sua ossessione la aiutava in due modi.

Più lei entrava nell’anima della casa, più sentiva chiaramente quali sarebbero stati i prossimi proprietari.

La conseguenza era che la conoscenza precisa di quale fosse il profilo di chi ci avrebbe abitato comodamente. Era come se un raggio laser la guidasse verso le persone giuste. Questo le faceva risparmiare un mucchio di tempo con clienti fuori target e le consentiva di vendere al meglio l’immobile.

In più, essendo la sola ad avere questo approccio, veniva sempre presa in considerazione come prima scelta da chi vendeva. In questo modo la sua reputazione crebbe anche nei confronti dei colleghi agenti immobiliari.

Il suo schema era molto semplice: pochi fronzoli, spersonalizzazione, pulizia, ordine e foto professionali.

Quando mi sono svegliato, puoi immaginare l’adrenalina…

Finora in Italia hanno sempre raccontato la parte finale della storia: dei corsi di formazione per la professione, del mercato che deve essere educato. Eccetera, eccetera.

Il paradosso è che si è creata una competizione e un’ostentazione dell’home staging creativo, esattamente il contrario di quello originale.

L’home staging perfetto è quello che non si vede

Se hai capito l’essenza dell’home staging, ti accorgi di come per molti sia diventato un esercizio stilistico.

Il vero obiettivo sarebbe quello di far scattare il colpo di fulmine a chi visita quella casa. Se per l’acquisto di mobili ci si basa su logiche razionali, spesso per la casa ci si lascia trasportare dalle emozioni.

Quando scattano queste emozioni, senza che i clienti si sentano manipolati, si è realizzato un home staging efficace.

Se, invece, qualcuno entra nella stanza o vede un’immagine su un annuncio e dice: “Questa casa è stata messa in scena, guarda lì…” siamo di fronte ad un home staging inefficace, con un allestimento sopra le righe o troppo artificioso.

La teiera sul letto o il secchiello dello champagne vicino alla vasca piena e con i petali di rosa… Ci sono tanti esempi che ho visto e che mi portano a scrivere questo articolo.

Bisogna tenere in considerazione che lo scopo dell’home staging è quello di vendere la casa più velocemente rispetto alla media del mercato ed al miglior prezzo. Il problema è che se i clienti avvertono il tentativo di manipolazione, cominciano a sentir suonare i campanelli di allarme nella loro testa, vanificando gli sforzi compiuti nella preparazione della casa.

Ora che abbiamo definito l’essenza dell’home staging, possiamo anche non parlarne più.

Si fa ma non si dice.

Come tante altre cose che danno soddisfazione nella vita.

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